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martedì 26 febbraio 2013

MAPPING E GRAFFITI: INTERVISTA AGLI APPARATI EFFIMERI - di Giada Pellicari



Street Art Attack da molti anni effettua una panoramica del mondo del Writing e della Street Art in tutte le sue forme, cercando di apportare sempre diversi contributi e focalizzandosi sulle novità dell'ambiente.
Non ultima è quella della tecnologia, una dimensione che caratterizza sempre di più le pratiche artistiche contemporanee, andandosi a contaminare con le ricerche pre-esistenti.
Oggi vogliamo dare uno spazio privilegiato alla relazione che può intercorrere tra il mondo dei graffiti e il Mapping. 
Abbiamo quindi avuto il piacere di intervistare gli Apparati Effimeri, uno dei collettivi più interessanti in Italia specializzato in questo campo. Di base a Bologna è da considerarsi, infatti, come pioniere per quanto riguarda le pratiche del Mapping e del Visual Design.

Giada: Il nome Apparati Effimeri nasce perché avete sempre avuto un’idea della spettacolarizzazione del momento e della festa come momento sociale, prendendo spunto da quelle che erano le scenografie seicentesche. Come quelle, voi intervenite sull’architettura e di conseguenza nello spazio urbano, creando dei Mapping 3D con l’idea di intervenirvi in maniera visiva riattualizzandola senza però lederla. Come avviene lo studio degli spazi da parte vostra e l’idea di interagire con l’architettura? Adesso vi siete avvicinati anche all’elemento naturale, come pensate che continueranno i vostri progetti?
Apparati Effimeri: Nel corso della storia tanti sono stati i momenti in cui gli apparati visuali, realizzati appositamente per un determinato evento, trasformavano il volto della città. Da qui nasce la nostra riflessione che come giustamente indicato, vuole si spettacolarizzare ma senza invadere le superfici con qualsiasi tipo di contenuto.
Quando presentiamo un progetto a carattere istituzionale molto spesso siamo noi a decidere il tipo di architettura da mappare. Ciò che ci spinge nella scelta, oltre il contesto che ospita la struttura, è sicuramente la storia che emana quella superficie, la quale a sua volta ci ispira nella realizzazione dei contenuti. Questa metodologia di intervento vale anche per i lavori commissionati da aziende e privati che desiderano promuovere la propria attività o prodotto, in questo caso insieme ai contenuti di carattere promozionale ci piace mescolare con dettagli che ricordano l'identità di quell'architettura o dello spazio che la circonda.
La tecnica di mappatura delle superfici può essere utilizzata su qualsiasi forma, è questo infatti che sostanzialmente ci attira più di tutto, ovvero l'idea di intervenire e cambiare la percezione dello spazio. Non importa se l'elemento da esaltare sia naturale o artificiale, l'importante è che racconti una storia.


Apparati Effimeri, Mapping Festival, Ginevra 2012

Apparati Effimeri, Naturalis Historia, Roma, 2012

G: In un’intervista precedente che vi hanno fatto, vi hanno chiamati “Italian graffiti”, mentre in un’altra ancora avete sostenuto che: “ci sentiamo, per ora più vicini alla Street Art e alla sua propensione all’invasione/riappropriazione dello spazio pubblico”. 
Vedete una attinenza tra le pratiche del Writing, che comunque sono dotate di una componente site specific e di una relazione con le architettetture, e il mapping 3D che fate voi? La stessa idea di appropriazione dello spazio urbano e del cambiamento dello stesso da parte di una pratica artistica, pensate che possa portare a una nuova maniera di intendere e vivere la città?
AE: Sicuramente uno degli aspetti che lega il Writing con l'Architectural Mapping è la componente site specific e in parte anche la questione temporale.
Effimero significa tutto ciò che ha breve durata e alcuni dei più grandi capolavori di Street Art sono ormai perduti. Per altri versi invece è proprio il concetto di durata quello che li distanzia, l'Architectural Mapping infatti è effimero a priori.
L'intento di non invadere parte principalmente dalla breve durata del visual e il fatto che si possano sperimentare infinite soluzioni creative. In questo modo impariamo a comprendere la vera natura dinamica del contesto urbano.


Apparati Effimeri, Effimero Permanente, Firenze, 2010

G: Consideriamo ora dei progetti sperimentali dove si sono visti artisti provenienti dal background del Writing che poi si sono avvicinati all’utilizzo di elementi tecnologici o addirittura all’utilizzo del Mapping. Menzioniamo, ad esempio, i Graffiti Research Lab, che con il loro L.A.S.E. R. tag hanno portato la tag a una dimensione ingigantita utilizzando un approccio olografico o altri come Verbo e Asker (si veda l'intervista del 14/02/2013). Se pensiamo a quelle che sono le hall of fame legali, o ai grandi progetti di muralismo urbano, ritenete che come venga studiata la parete a livello quasi di progettazione architettonica e come vi si vada poi ad intervenire abbia degli aspetti simili con la metodologia che utilizzate voi?
AE: Certamente gli approcci sono simili, ciò che cambia è l'idea di continuità. Oltre l'analisi tecnica della superficie bisogna montare un piccolo film che esalti le partiture architettoniche e allo stesso tempo le anima.


Apparati Effimeri e Peeta, L'Ecrit Animé, 2012

G: Da una conversazione precedente con Marco Grassivaro, di Padova, è emerso che è cresciuto a stretto contatto con gli E.A.D e l’ambiente delle banche, vedendo anche come il Writing si muoveva tra legale e illegale nella città e assistendo in prima persona alle trasformazioni della pratica che sono avvenute.
Credete che una frequentazione visiva di questo tipo, e il vedere come i writers intervenivano nelle pareti, abbia influenzato poi il suo approccio visivo al Mapping?
AE: L'approccio visivo di Marco ha indubbiamente una storia legata al Writing ma la forza di Apparati Effimeri sta nel aver messo insieme differenti background.
L'esperienza di Marco, la formazione cinematografica di Federico Bigi, la creatività spagnola di Miguel Angel D'Errico e la competenza manageriale di Elisa Paluan hanno creato il linguaggio di Apparati Effimeri.


Apparati Effimeri, Tetragram for Enlargement, Rocca Malatestiana, 2009

G: L’anno scorso avete fatto un progetto con Peeta, dove in stereoscopia siete andati ad intervenire sull’immagine dipinta, interagendovi con quella vostra virtuale. Volete raccontarci com’è nato questo progetto e se secondo voi possa effettivamente funzionare la relazione tra Writing e Mapping?
AE: Il rapporto con Peeta è nato dall'analisi dei suoi lavoro, in particolare ci interessava il modo estremamente innovativo con il quale i suoi lavori si rapportavano sia a livello di illuminazione che strutturale con lo spazio che li accoglieva, da questo rapporto è nato Ecrit Animè, che è un progetto in corso d'opera. La relazione può funzionare se il writer vuole dare continuità alle forme, ma nell'ambito di questa corrente sono diverse le esigenze, quindi crediamo che sia una questione di poetica più che di approccio tecnico.



Apparati Effimeri e Peeta, L'Ecrit Animé, Forte Marghera, 2012





Info: apparatieffimeri.com

Intervista di Giada Pellicari